Osservatorio Antimafie della Brianza*

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I GIOVANI HANNO BISOGNO DI EROI VIVI

lunedì 15 marzo 2021

 

A Monza “urbanisticà” non fa rima con legalità

 

Nel luglio 2020, a dieci anni dall’operazione “infinito” la D.ssa Alessandra Dolci, Procuratore della DDA di Milano, in una intervista ad un settimanale monzese, fra le altre, rilascia la seguente dichiarazione, alla domanda:

Come avviene il contatto della ’ndrangheta con gli imprenditori. E quali sono i settori in cui la criminalità organizzata è più presente?


“I settori sono quello storico dell’edilizia, quello della logistica, delle cooperative di servizi, la ristorazione. Da un paio d’anni a questa parte è forte l’interesse della criminalità organizzata, soprattutto quella calabrese, alla gestione e trasformazione illecita dei rifiuti. Il reato è punito con una pena modesta, da uno a sei anni, comporta consistenti guadagni anche nel breve periodo e consente di rinsaldare legami con il mondo imprenditoriale. Cercano di stringere alleanze con gli imprenditori di quel settore: vediamo spesso soci occulti in società che gestiscono i rifiuti. Detto questo, non voglio criminalizzare le società che operano in quel settore.”

 Anche nelle relazioni semestrali della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) vengono evidenziati come gli affari nel mondo dell’edilizia dalle grandi opere, all’urbanistica, movimento terra e delle costruzioni siano particolarmente appetibili alle mafie, perché in essi sono facilmente riciclabili i proventi dalle attività illegali.

Non meno importante, sono le innumerevoli segnalazioni di imprenditori che non collaborano con la giustizia, ma si rivolgono alle mafie per risolvere i loro problemi di liquidità e di riscossione crediti. Dunque, l’urbanistica è uno dei terreni sui quali ci sono appetiti ed attenzioni da più parti. Sta di fatto che la Regione Lombardia con la legge n. 18 del 26 novembre 2019 sulla rigenerazione urbana, ha dato il via libera alla cementificazione selvaggia del territorio lombardo. In questo scenario sono stati attivati nella città di Monza una quarantina di progetti di “rigenerazione urbana” che invece di restituire un po’ di riequilibrio ambientale alla città rischiano comprometterne l’ecosistema. Sono nati molti comitati spontanei di cittadini che si oppongono a queste scelte del sindaco Allevi, e ci sono stati pronunciamenti di alcune Consulte di quartiere che hanno portato a conoscenza della cittadinanza le problematiche di questa nuova ondata di cemento in arrivo.

Ma in questa sede vogliamo affrontare la questione di chi costruisce e quali sono gli anticorpi che l’amministrazione comunale di Monza ha messo per evitare e prevenire le eventuali attenzioni dei colletti bianchi delle mafie, con i loro trolley pieni di soldi grondanti di sangue.

Verificato che il tema della legalità non ha minimamente attraversato la discussione in Consiglio Comunale, siamo stati chiamati ad attivare una attività di monitoraggio su chi fa che cosa e per conto di chi. Con questo articolo partiamo dal quartiere San Fruttuoso oggetto di due interventi rilevanti il progetto AT05 noto come i “grattacieli di via Ticino” e il supermercato Aldi su viale Lombardia. La parte dei grattacieli dovrebbe essere costruita su un bel parco, consumando suolo e negando sul nascere le intenzioni della legge 18, che per altro è stata bloccata dal TAR ed è al vaglio della Corte Costituzionale proprio per vizi di incostituzionalità. Il supermercato su un’area di proprietà privata.

 

Ma chi sono i soggetti attuatori di questi interventi? Per quanto riguarda i grattacieli dovrebbe essere una società denominata DOMA srl che nell’assetto societario è composta da altre tre società. Quindi Doma srl appare essere prestanome perché sottoscriverà la convenzione, ma non è il soggetto attuatore principale. Invece per il supermercato il soggetto attuatore, sono addirittura un gruppo di persone fisiche che in piena pandemia, dove milioni di persone denunciano difficoltà economiche e chiedono ristori e sussidi, queste signore e questi signori mettono a disposizione centinaia di migliaia di euro per costruire un supermercato in una zona dove ce ne sono già cinque.

Noi crediamo che nelle pieghe di queste iniziative di “malaurbanistica” si possano nascondere interessi diversi da quelli “nobili” di fornire strutture e servizi alla comunità. Tenendo per altro conto che a Monza ci sono più 3.000 alloggi sfitti e decine di aree dismesse che potrebbero essere restituite alla comunità attraverso, istituzione di parchi, centri di aggregazione e luoghi per la socialità culturale e sportiva. Per altro tutti interventi che sarebbero previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e che potrebbero in maniera trasparente accendere ai finanziamenti del cosiddetto Next Generation UE.

Monza, a differenza del comune di Lissone, che è il terzo comune in Italia più cementificato al 77%, può mettere nei suoi calcoli verdi il Parco di Monza, ma al netto del Parco, Monza è cementificata oltre il 70% come Lissone. Allora visto che siamo nella pianura più inquinata d’Europa e la più colonizzata dalle mafie, sarebbe opportuno che chi amministra stia più attento come gestisce e governa il territorio perché oltre alla salute dei cittadini di Monza c’è anche la questione della Legalità. E proprio nel quartiere San Fruttuoso, dove gli assassini di Lea Garofalo, vittima della ndrangheta, hanno cercato di distruggerne il cadavere bruciandolo, ci si dovrebbe muovere con più prudenza e un senso più alto di rispetto per i beni comuni.


Admin, 15 marzo 2021

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