Osservatorio Antimafie della Brianza*

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I GIOVANI HANNO BISOGNO DI EROI VIVI

domenica 28 giugno 2020



STRAGE DI USTICA.

81 morti sull’aereo ITAVIA e 12 morti assassinati tra il 1980 e il 1995

Venerdì 27 giugno 1980 un aereo passeggeri della compagnia ITAVIA, decollato dall’aeroporto di Bologna Borgo Panigale, fa rotta verso Palermo con 81 persone a bordo fra equipaggio e passeggeri in gran parte vacanzieri.

L’aeromobile Douglas DC9 dell’Itavia, all’altezza dell’isola di Ustica, esplode in volo e per gli occupanti non c’è scampo; non ci saranno superstiti. A guardare cosa accade in cielo, quando un aereo civile è in volo ci sono, almeno sulla rotta Bologna-Palermo i radar di Poggio Ballone vicino a Livorno, Licola (Campania) e Marsala (Sicilia). Ma quella sera, in quel tratto di celo successe qualcosa che richiedeva il funzionamento di radar della marina militare italiana, francese (Aleria in Corsica) e quello della portaerei Saratoga ormeggiata nel porto di Napoli. Inoltre, dai riscontri nei vari livelli di processo, è emerso che vi era una forte attività di comunicazioni via radio sia fra l’equipaggio del Dc9 e le torri di controllo e anche con altri aerei in volo, nel caso specifico l’F104 con a bordo i colonnelli Mario Naldini e Ivo Nutarelli. Saranno proprio loro a lanciare l’allarme su cosa stava accadendo nei cieli di Ustica.

Nelle ore seguenti, dopo lo sgomento dei fatti e il cordoglio per le vittime, appare chiaro che si affronteranno due correnti di pensiero sulla vicenda: una per fare luce sui fatti e l’altra per nasconderli. Dato che oltre ai familiari e qualche giornalista ficcanaso, non c’era nessuno che interessava capire cos’era successo quella notte nei cieli di Ustica; coloro i quali che invece volevano tacitare tutto furono gli inquirenti, la magistratura e i vertici dell’aeronautica italiana e Nato. Uno scontro impari che portò ad impedire, sino a d oggi, che la verità storica diventasse verità giudiziaria. A fare da scudo umano alla necessaria verità ci saranno i vertici dei servizi segreti militari e l’allora capo stato Francesco Cossiga che, nel pieno delle sue funzioni (il Presidente della Repubblica è anche capo delle forze armate, art. 87 della Costituzione) operò per sostenere le tesi dei vertici militari. Solo dopo si scoprirà essere il capo della Gladio e del gruppo Nato “Stey Behind”, nonostante le frettolose smentite. E con il “senno di poi” appare tutto più chiaro

La costanza, la tenacia dei familiari delle vittime e di qualche media televisivo e non, si arriva a nuovi processi che vedono protagonisti magistrati che non si facevano intimorire dalla pervasiva arroganza delle gerarchie militari spalleggiate dai massimi vertici dello Stato. Cosi le inchieste cominciano a prendere in considerazioni diverse ipotesi alternative a quella dell’accomodante circostanza del: “cedimento strutturale” dell’aeromobile DC9.

Nel frattempo, al silenzio e alla non collaborazione dei vertici dell’aeronautica italiana e non pare venga eseguito l’ordine non solo di far sparire carte e tracciati radar, ma anche testimoni scomodi. Ma nel silenzio generale della stampa mainstream irrompe un Deputato di Democrazia Proletaria, Luigi Cipriani membro della Commissione Parlamentare sulle Stragi, il quale sostenendo la tesi dell’abbattimento del DC9 durante una battaglia aerea, nella quale venne lanciato un missile che colpì l’aeromobile dell’Itavia. A sostegno della sua tesi portò i tracciati del radar di Poggio Ballone e le registrazioni radio delle comunicazioni fra i colonnelli Naldini e Nutarelli. Nei tracciati (originali) si vedevano chiaramente che attorno al DC9 c’erano più velivoli e nelle registrazioni i piloti del F104 segnalano che nella zona da loro pattugliata erano in corso delle esercitazioni con aerei militari in volo.

Ignari, i piloti del DC9 e dell’F104 hanno assistito ad una vera battaglia aerea fra aerei Nato e Mig dell’aviazione libica di scorta al colonnello Gheddafi. Da tempo gli Stati Uniti e la Francia avevano nel mirino il capo della Libia e probabilmente quello fu un tentativo fallito, ma che distrusse la vita di 81 persone. Anche nel 1986 gli USA attaccarono invano la Libia allo scopo di eliminare il colonnello ma non ci riuscirono. Per tanto la tesi del deputato demoproletario era tutt’altro che una “fantasia complottarda” come venne definita da alcuni esponenti della commissione. A distanza di 40 anni ora la tesi del missile prende consistenza, ma le prove per dimostrarlo sono state tutte distrutte.

Dal giorno seguente iniziò una silenziosa ed invisibile strage di testimoni. Chi sono? Per brevità ci affidiamo alla ricostruzione fatta da Wikipedia:

  •           maresciallo Mario Alberto Dettori: trovato impiccato il 31 marzo 1987, in un modo definito dalla Polizia Scientifica innaturale[117], presso Grosseto. Mesi prima, preoccupato, aveva rovistato tutta la casa alla ricerca di presunte microspie[117][121]. Vi sono indizi che fosse in servizio la sera del disastro presso il radar di Poggio Ballone (GR) e che avesse in seguito sofferto di «manie di persecuzione» relativamente a tali eventi. Confidò alla moglie: «Sono molto scosso... Qui è successo un casino... Qui vanno tutti in galera!»[122]. Dettori confidò con tono concitato alla cognata che «eravamo stati a un passo dalla guerra». Tre giorni dopo telefonò al capitano Mario Ciancarella e disse: «Siamo stati noi a tirarlo giù, capitano, siamo stati noi [...]. Ho paura, capitano, non posso dirle altro al telefono. Qui ci fanno la pelle»[123]. Il giudice Priore conclude: «Sui singoli fatti come sulla loro concatenazione non si raggiunge però il grado della prova».
  •        maresciallo Franco Parisi: trovato impiccato il 21 dicembre 1995, era di turno la mattina del 18 luglio 1980, data del ritrovamento del MiG libico sulla Sila. Proprio riguardo alla vicenda del MiG erano emerse durante il suo primo esame testimoniale palesi contraddizioni; citato a ricomparire in tribunale, muore pochi giorni dopo aver ricevuto la convocazione. Non si riesce a stabilire se si tratti di omicidio.[87][124]
  •       colonnello Pierangelo Tedoldi: incidente stradale il 3 agosto 1980[124]; avrebbe in seguito assunto il comando dell'aeroporto di Grosseto.
  •       capitano Maurizio Gariinfarto, 9 maggio 1981; capo controllore di sala operativa della Difesa Aerea presso il 21º CRAM (Centro Radar Aeronautica Militare Italiana) di Poggio Ballone, era in servizio la sera della strage. Dalle registrazioni telefoniche si evince un particolare interessamento del capitano per la questione del DC-9 e la sua testimonianza sarebbe stata certo «di grande utilità all'inchiesta», visto il ruolo ricoperto dalla sala sotto il suo comando, nella quale, peraltro, era molto probabilmente in servizio il maresciallo Dettori. La morte appare naturale, nonostante la giovane età.
  •        Giovanni Battista Finettisindaco di Grosseto: incidente stradale; 23 gennaio 1983. Era opinione corrente che avesse informazioni su fatti avvenuti la sera dell'incidente del DC-9 all'aeroporto di Grosseto. L'incidente in cui perde la vita, peraltro, appare casuale.
  •        maresciallo Ugo Zammarelli: incidente stradale; 12 agosto 1988. Era stato in servizio presso il SIOS di Cagliari, tuttavia non si sa se fosse a conoscenza d'informazioni riguardanti la strage di Ustica, o la caduta del MiG libico.
  •       colonnelli Mario Naldini e Ivo Nutarelliincidente di Ramstein, 28 agosto 1988[125]. In servizio presso l'aeroporto di Grosseto all'epoca dei fatti, la sera del 27 giugno, come già accennato, erano in volo su uno degli F-104 e lanciarono l'allarme di emergenza generale. La loro testimonianza sarebbe stata utile anche in relazione agli interrogatori del loro allievo Algo Giannelli[105], in volo quella sera sull'altro F-104, durante i quali, secondo l'istruttoria, è «apparso sempre terrorizzato»[126]. Sempre secondo l'istruttoria, appare sproporzionato - tuttavia non inverosimile - organizzare un simile incidente, con esito incerto, per eliminare quei due importanti testimoni.[127]
  •         maresciallo Antonio Muzioparricidio, 1º febbraio 1991[128]; in servizio alla torre di controllo dell'aeroporto di Lamezia Terme nel 1980, poteva forse essere venuto a conoscenza di notizie riguardanti il MiG libico, ma non ci sono certezze.
  •       tenente colonnello Sandro Marcucci: incidente aereo; 2 febbraio 1992. Marcucci era un ex pilota dell'Aeronautica militare coinvolto come testimone nell'inchiesta per la strage di Ustica. L'incidente fu archiviato motivando l'errore del pilota. Tuttavia, nel 2013 il pm di Massa Carrara, Vito Bertoni, riaprì l'inchiesta contro ignoti per l'accusa di omicidio. L'associazione antimafia “Rita Atria” denunciò che l'incidente non fu causato da una condotta di volo azzardata, come sostennero i tecnici della commissione di inchiesta, ma probabilmente da una bomba al fosforo piazzata nel cruscotto dell'aereo[129].
  •       maresciallo Antonio Pagliara: incidente stradale; 2 febbraio 1992. In servizio come controllore della Difesa Aerea presso il 32º CRAM di Otranto, dove avrebbe potuto avere informazioni sull'abbattimento del MiG. Le indagini propendono per la casualità dell'incidente.
  •       generale Roberto Boemio: omicidio; 12 gennaio 1993 a Bruxelles[130]. Da sue precedenti dichiarazioni durante l'inchiesta, appare chiaro che «la sua testimonianza sarebbe stata di grande utilità», sia per determinare gli eventi inerenti al DC-9, sia per quelli del MiG libico. La magistratura belga non ha risolto il caso.
  •       maggiore medico Gian Paolo Totaro: trovato impiccato alla porta del bagno, il 2 novembre 1994. Gian Paolo Totaro era in contatto con molti militari collegati agli eventi di Ustica, tra i quali Nutarelli e Naldini[131]."



Possiamo scrivere, senza paura di essere smentiti, che i 40 anni da quel 27 giugno 1980 sono serviti non per cercare la verità, ma per nasconderla. Ma abbiamo il diritto e il dovere morale, per le vittime e per i loro famigliari, di continuare a pretendere giustizia e verità.

Per ulteriori approfondimenti sulla vicenda Ustica:

admin, 28 giugno 2020

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