Osservatorio Antimafie della Brianza*

Osservatorio Antimafie della Brianza*
I GIOVANI HANNO BISOGNO DI EROI VIVI

mercoledì 9 maggio 2018

LETTERA A PEPPINO

Caro Peppino,

sono passati 40 anni da quando la violenza mafiosa ha pensato di spegnere il grande fuoco di Libertà, di Verità e di emancipazione dalla cultura feudale mafiosa, che avevi acceso da Cinisi e in tutta la Sicilia. Un fuoco che si doveva spegnere su quei binari della ferrovia dove i sicari del boss Badalamenti ti hanno portato per simulare un attentato del quale saresti dovuto essere vittima. Ci sono voluti 25 anni per giungere alla verità; una verità cercata con forza dai tuoi compagni di lotta, ma in primo luogo da mamma Felicia e da tuo fratello Giovanni. Non dimenticherò mai Felicia nell’aula bunker, al processo con Badalamenti in teleconferenza, quando in quel dialetto essenziale affrontò il boss: “tu hai ucciso Peppino”. Dunque Peppino non sei mai stato un terrorista, ma un militante comunista rivoluzionario vittima della violenza mafiosa. Oggi dopo 40 anni il tuo pensiero, il tuo modo di fare Antimafia sono modelli educativi per intere generazioni, compresa la mia. Un modello di Antimafia sociale, definita l’Antimafia di tutti i giorni, fatta di piccoli gesti quotidiani verso di se e verso gli altri per tracciare un solco netto e profondo fra buona politica e malapolitica; fra buona impresa e malaimpresa; fra la cultura del diritto da quella della violenza e della coercizione.

Antimafia sociale utile perché c’è tanto da fare in un Paese allo sbando nel quale si fanno grandi opere, non perché sono utili ai suoi cittadini o al suo sistema produttivo, le fanno perché sono utili ai poteri forti per distribuire risorse dal basso verso l’alto della società attraverso appalti nei quali partecipano anche imprese legate alle mafie.

C’è tanto da fare in un Paese dove bisogna ancora lottare per mettere la parola verità sulle stragi come Piazza Fontana, oppure per le morti di Ilria Alpi, Miran Hrovatin e quella di Giulio Regeni; nelle quali sono morti i migliori servitori della Stato, siano essi Magistrati, Carabinieri e Poliziotti. Dobbiamo ancora lottare perché le mafie condizionano la vita politica del Paese attraverso la  corruzione e la colonizzazione degli apparati statali. Non solo gli apparati statali nazionali, ma anche regionali, provinciali e comunali. Qui da noi in Brianza mazzette per corrompere amministrazioni comunali al fine di avere mano libera per PGT colabrodo. Oppure sindaci che costituiscono società nelle quali fanno affari con uomini della camorra e per non esporsi in prima persona si fanno rappresentare dalla propria moglie come il sindaco di Seregno Giacinto Mariani. Oppure il sindaco di Sedriano in carcere per corruzione e associazione a delinquere non si dimette e la maggioranza che governa quel comune non lo sfiducia nemmeno. Oppure quel politico in regione Lombardia, Domenico Zambetti, che va lui dagli uomini della ndrangheta a chiedere e a pagare voti; non il contrario come storicamente conoscevamo come: “il voto di scambio”.

Siamo in un Paese malato, dove si fa fatica arrivare alla seconda settimana, ma ci sono anche persone che sperperano la pensione giocando alle macchinette, alle slot machine, cercando nella fortuna il riscatto dalla miseria, diventando dipendenti e schiavi di questa nuova malattia la ludopatia.

Tuttavia, caro Peppino, il Paese sano comincia a reagire con forza sia attraverso il contrasto della Magistratura e delle forze inquirenti ma anche con una generalizzata consapevolezza che la lotta alle mafie è lotta per la democrazia. Uno degli strumenti di questa lotta è anche la confisca dei beni ai mafiosi e ai loro complici. Proprio in questi giorni stando a Cinisi per le iniziative alla tua memoria, ho dormito in un residence confiscato ad un mafioso nel quale ci lavorano molti giovani e la sensazione è stata di incredibile intensità, come quando si entra nella ex casa Badalamenti. Tanto quanto è stato bello mangiarsi un arancino in una pasticceria dove sulla porta c’era il simbolo di Addio Pizzo.  Fatti, accadimenti e sensazioni uniche che ci fanno dire che la lotta è dura, difficile ma che la possiamo vincere, se continueremo a camminare dritti su quel sentiero di rigore etico e morale che ha segnato la tua vita. Ma devi sapere che il tuo sacrificio non è stato inutile. Noi con le tue idee andiamo avanti, senza se e senza ma!

Ciao Peppino
 
(scritta nel 2013)
 
 
admin, Cinisi 9 maggio 2018

 

 


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