Osservatorio Antimafie della Brianza*

Osservatorio Antimafie della Brianza*
I GIOVANI HANNO BISOGNO DI EROI VIVI

mercoledì 4 ottobre 2017


LE VIE DELLA COCAINA SONO INFINITE: CORRIDOIO BRIANZA

Molti si chiedono perché la ndrangheta ha scelto il territorio della Brianza lecchese, milanese e comasca da colonizzare e usare come presidio permanente e crocevia dei propri affari? Proviamo con questo contributo a dare alcune risposte che sicuramente non sono esaustive perché l’organizzazione criminale è sempre in movimento per non esporsi alle massicce attività di contrasto sviluppate dallo Stato. E dobbiamo subito sottolineare che, contrariamente all’intervento militare, non c’è sul territorio un contrasto della politica brianzola alle attività corruttive che ormai lo hanno devastato e ammalorato.

Uno degli elementi motivazionali per tale situazione è determinato dal fatto che la ndrangheta si muove essenzialmente per fatto economico: gli affari. Semplicemente dove ci sono i soldi si fanno affari, punto. Poi anche la posizione geografica della Brianza. Questo territorio è proprio al centro dell’Europa e dunque è una sorta di porto intermodale per smistare le enormi partite di droga che arrivano dal porto di Gioia Tauro. Destinazione nord Italia (est-ovest) e centro e nord europa (nord).

Cosa scrive la DIA nella sua relazione semestrale del 2016:
"Gli assetti criminali che interessano il mandamento tirrenico continuano ad essere fortemente caratterizzati dalla presenza della cosca PIROMALLI, operante nella piana di Gioia Tauro, cui si affiancano le cosche MOLÉ e OPPEDISANO, tutte negli anni risultate coinvolte nelle attività del porto di Gioia Tauro, dove anche nel semestre sono state sequestrate diverse centinaia di chilogrammi di cocaina provenienti dal sud America."



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"Tra i destinatari dei provvedimenti figurano l’elemento apicale della ‘ndrina COMMISSO (già detenuto per altra causa), suoi affiliati e personaggi legati alle cosche PESCE di Rosarno e DE MASI di Gioiosa Ionica, oltre che un funzionario pubblico infedele in servizio presso la frontiera marittima del porto di Gioia Tauro. Questo forniva informazioni utili ad eludere i controlli nello scalo portuale, ovvero informazioni riservate sui container che sarebbero giunti al porto e sull’uscita degli stessi dall’area portuale.

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"È quanto emerso, nel recente passato, dall’operazione Total Reset dell’aprile 2015, che oltre a condurre alla confisca di una villa di pregio nel comune di Baden bei Wien, ha confermato come le potenti ‘ndrine della Piana di Gioia Tauro (RC) fossero in grado di avvalersi della collaborazione di numerosi affiliati e prestanome trasferitisi in Austria per reinvestire i proventi delle attività illegali"
 
 



Tutte le ndrine citate sono attive in Brianza e i loro referenti sono stati arrestati in più occasioni fra il lago di Como, Mariano Comense, Giussano e Seregno durante l’attività di contrasto emerse dalle inchieste "Infinito, Ulisse e Bagliore". Inoltre da non sottovalutare il fatto che nel cuore delle Brianza a Verano risiede la famiglia Mancuso, potente ndrina che ha il monopolio del traffico internazionale di cocaina, come emerso da innumerevoli indagini, arresti e processi del sodalizio di Limbadi in Calabria.

Nel porto di Gioia Tauro, solo nel 2017, in quattro distinte operazioni, sono stati sequestrati più di 1000 chilogrammi di cocaina da raffinare e immettere sul mercato di Milano e per altre destinazioni come già descritto per un valore di decine di milioni di euro; un investimento che avrebbe fruttato circa 2 miliardi di euro. Secondo l’Osservatorio Europeo sulle droghe e le tossicodipendenze in Europa (E. M. f. D.) sono quasi 4 milioni i consumatori abituali di sola cocaina. La città di Milano, sempre secondo EMfD. Si consumano circa 3kg di cocaina all’anno ogni 1000 abitanti. Questo dato è supportato da una indagine epidemiologica condotta dall’ASL di Milano, e confermata dall’Istituto Mario Negri, che ha rilevato che i consumatori abituali di cocaina a Milano sarebbero oltre 100.000. Questo è il mercato di Milano al quale rivolge le sue attenzioni l’organizzazione efficiente della ndrangheta, per fornire tutti i giorni almeno 5 grammi di sostanza a consumatore; ma questo solo per la città di Milano. Si pensi che dalla Brianza transita cocaina che poi viene diretta al porto di Genova per il sud ovest dell’Europa, via Marsiglia e per il nord via Brennero o per la rotta balcanica. Leggiamo cosa scrive sempre la DIA nella sua relazione semestrale 2016:

 


"La strategia di propagazione, all’estero, degli interessi della ‘ndrangheta non appare dissimile da quella appena descritta con riferimento alle proiezioni ultraregionali delle cosche. Quest’ultime, infatti, nel riprodurre strutture criminali analoghe a quelle delle zone di origine, interpretano il territorio oltre confine come aree da colonizzare innanzitutto sotto il profilo economico o come basi logistiche strumentali ai grandi traffici di stupefacenti. Il tutto, secondo quella logica unitaria che la Corte di Cassazione ha sancito, nel mese di giugno, con la storica sentenza relativa all’indagine Crimine, e che ora fornisce ulteriori strumenti interpretativi per le evidenze info-investigative raccolte nella seconda parte dell’anno. Come accennato, due appaiono le direttrici percorse: una attinente al traffico internazionale di droga, l’altra al reimpiego ed al riciclaggio dei capitali illeciti. Con riferimento al primo aspetto, la "rotta atlantica" si conferma il principale canale utilizzato dalla ‘ndrangheta per l’importazione di cocaina, che dai Paesi del Sud America viene sovente fatta triangolare nei porti dell’America centrale

– leggasi Panama – o del nord Africa, per poi arrivare in Europa mimetizzata tra la merce stipata nei container. In proposito, il porto di Gioia Tauro si conferma la principale struttura di riferimento delle cosche sul piano nazionale. Per quanto attiene, invece, al riciclaggio di denaro – in larga parte alimentato proprio con le risorse derivanti dal traffico di stupefacenti – le indagini del semestre evidenziano un rinnovato interesse per i Paesi dell’Est Europa, segnatamente la Romania, utilizzata sia per investire capitali in progetti immobiliari, sia per drenare risorse dal territorio nazionale verso società del posto, artatamente costituite per ostacolare l’azione repressiva della Magistratura.

 
Ma come arriva in Brianza la polvere bianca vi chiederete? Nell’inchiesta "infinito" venne fuori che fra le tante "locali" di ndrangheta individuate in Lombardia c’erano quelle di Como e di Canzo. Queste cellule erano composte da ndrine che avevano i loro referenti proprio nel territorio di Vibo Valentia e che controllano il porto di Gioia Tauro. Queste locali, insieme a quelle di Giussano e Seregno erano riuscite ad infiltrarsi nella impresa Perego Strade, perché il titolare si era rivolto a loro per farsi finanziare. La holding della ndrangheta "convinse" Ivano Perego ad inserire un suo rappresentante nel CDA dell’azienda. In questo modo tutte le attività connesse al movimento nei cantieri delle grandi opere INUTILI come le autostrade TEEM, Brebemi, Pedemontana e nel cantiere di EXPO, vedevano operare indisturbati gli automezzi forniti dalle "locali" su menzionate. Queste locali inoltre avevano un mercato parallelo di acquisto e vendita di automezzi del movimento terra. Un mercato occulto molto fiorente rivolto in particolare al nord d’Africa (li aiutavano a casa loro….direbbe qualcuno). Infatti questi manager con la pistola che facevano? Compravano sul mercato questi automezzi (nuovo o usati) li rivendevano ad acquirenti, tunisini, marocchini, egiziani etc.. e quando gli automezzi sbarcavano nei porti del nord africa veniva fatta la denuncia di furto allo scopo di incassare l’assicurazione. Per gestire il trasferimento facevano uso in particolare del porto di Genova ma anche quello di Napoli. In quei porti oltre a caricare e scaricare automezzi del movimento terra muovevano/muovono enormi partite di cocaina. Sempre dalla relazione DIA a tal proposito:




"Relativamente al settore del narcotraffico, si conferma il ruolo preminente e strategico del porto di Genova, sia in quanto infrastruttura intermodale rapidamente connessa ai mercati di consumo nazionali ed europei, ma anche per le accertate presenze, negli spazi doganali, di soggetti collusi in grado di dare supporto - al pari di quanto in precedenza segnalato per il porto di Gioia Tauro - alle cosche nella fasi di transito o sdoganamento dei container.

Infine non meno importante sono le svariate opportunità che la ndrangheta ha in Brianza per ripulire i proventi di questa enorme attività illecita e qui entrano in campo il sistema politico brianzolo e il suo sistema economico e finanziario. Sono più che sufficienti tre elementi per dare un quadro della situazione.



Nell’inchiesta “infinito” i Magistrati scrivono che la politica, nel caso Massimo Ponzoni e i suoi sodali (Perri, Brambilla e molti altri scoperti nelle inchieste “Carate Nostra”, Desio, Giussano, Seregno e Monza-Briantenopea) è: “il capitale sociale dell’organizzazione criminale.

 

In una indagine della Camera di Commercio di Monza e Brianza, condotta su circa un migliaio di aderenti emerge che gli imprenditori, per affrontare la crisi, vuoi di liquidità oppure di accesso agli appalti, si affidano alla criminalità organizzata. Non a caso la Dott.ssa Ilda Boccassini, vertice della DDA di Milano, anche nell’ultima conferenza stampa sulle vicende di Seregno ha tenuto a sottolineare questo aspetto. Fa scuola la banca della ndrangheta, con tanto di sportello, scoperta a Seveso nel 2015.

 

In Brianza ci sono più conti correnti che residenti. Solo negli ultimi anni il sistema bancario si è dotato di tutte una serie di regole per contrastare l’apertura di conti correnti con soldi “sporchi”. Ma oggi la ndrangheta non ha più bisogno del galoppino prestanome con la valigia piena di soldi che si presenta allo sportello per aprire il conto. Oggi investe in imprese che ormai gestiscono pezzi dell’economia “legale” attraverso il racket dei negozi nei centri commerciali, ristoranti, pizzerie, discoteche, autolavaggi, compro e vendo oro, immobiliari, sale scommesse e slot (questi due segmenti gestiti in sinergia con la camorra che ne detiene il monopolio nazionale) e altre attività ben descritte dalle relazioni della DIA.

 

Questa diffusa rete di complicità alimenta tutti i giorni la struttura del piccolo e agguerrito esercito di criminali che ha occupato la Brianza.

 


 

 

Admin, 4 ottobre 2017



 
 


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