Osservatorio Antimafie della Brianza*

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I GIOVANI HANNO BISOGNO DI EROI VIVI

lunedì 19 giugno 2017

BALLOTTAGIO PER L'ELEZIONE DEL SINDACO DI MONZA.
ALLEVI SINDACO "ROLL UP" COME I SINDACI DEL CENTRO DESTRA A MUGGIO' A SEREGNO E A DESIO. SCANAGATTI PROVA A RISCATTARE 5 ANNI DI OPACITA'

Come avevamo anticipato nell'analisi dei programmi dei vari candidati sindaci alle elezioni amministrative di Monza quasi tutti hanno declinato la questione della legalità sul piano della sicurezza e della militarizzazione del territorio. Nulla di specifico sul contrasto alle organizzazioni criminali che hanno colonizzato la terza città della Lombardia. Anche i due candidati che vanno al ballottaggio, Scanagatti e Allevi, immaginano che il contrasto alla illegalità sia fatto di ronde, sgomberi, droni e militarizzazione del territorio (Allevi) oppure più illuminazione, presidio del territorio e un po' più trasparenza nella gestione della cosa pubblica (Scanagatti). Ma al di là delle promesse pre-elettorali vediamo i curricola dei due candidati sindaci in materia di legalità e di contrasto alle organizzazioni criminali nelle loro esperienze passate e recenti.

Allevi nella sua carica di Presidente della Provincia di Monza e Brianza nel 2009 vara una giunta provinciale che vedrà piano piano assottigliarsi per i continui arresti di assessori come Ponzoni, Perri e Brambilla. Questa vicenda, nella quale Allevi è comparso solo come "persona informata dei fatti" genera una semplice riflessione: se Allevi non era a conoscenza delle relazioni pericolose degli aspiranti assessori (già ampiamente denunciate sia a Monza, che a Desio oppure al Pirellone) vuol dire che li ha nominati su procura delle forze politiche senza chiedere loro le necessarie e dovute referenze. Nel 2007 Allevi è vicensindaco di Monza nella prima giunta Mariani nella quale ci sono persone che già nel 2008 iniziano la loro attività illegale come l'allora assessore all'ambiente Giovanni Antonicelli che verrà poi arrestato. In quell'ordinanza di custodia cautelare (pag. 4 OCC PM Tranquillo del 4 dicembre 2013 da inchiesta Clean City), spiccano anche i nomi dei faccendieri legati a vario titolo al centro destra monzese come Gabetta, Malegori, Rhao, e quel Daniele Petrucci con un passato nella desta monzese tanto cara proprio ad Allevi. In un caso e nell'altro Allevi ha dimostrato superficialità e scarso senso della legalità e della trasparenza amministrativa. In sintesi Allevi conferma il format dei sindaci di centrodestra che lasciano fare ai capibastone dei gruppi di potere come fece Zanantoni a Muggiò quando in Comune circolavano personaggi come Lo Mastro e Cristello, soggetti coinvolti sia nel crack della Tornado Gest e nell'inchiesta contro la ndrangheta "INFINITO". Anche l'attuale sindaco di Seregno Mazza e quello precedente, oggi vice-sindaco Mariani,  non solo hanno lasciato fare ma hanno fatto pezzi della loro campagna elettorale in locali che poi sono stati sottoposti a sequestro perché i titolari sono stati arrestati per organizzazione mafiosa. Tant'è che oggi anche l'assessora all'Urbanistica Barbara Milani della Lega Nord è costretta a gettare la spugna. http://www.seregno.tv/seregno-ecco-la-lettera-di-dimissioni-dell-assessore-all-urbanistica-milani/.

Roberto Scanagatti, pur avendo sottoscritto nel 2012 impegni sulle tematiche della legalità, sottoscrivendo la carta di Pisa e il relativo Codice Etico, vara la Commissione Antimafia che poco dopo, inspiegabilmente, la scioglierà e dell'adesione alla carta di Pisa e del codice etico non ci saranno più tracce. L'attività di Scanagatti non è stata direttamente condizionata dalle attività criminogene ma, sia in relazione agli appalti in essere che per quelli in divenire qualche problema di trasparenza e superficialità c'è stato: nei casi dell'Autodromo, della Villa Reale (ricordo che il Sindaco di Monza è anche il Presidente del Consorzio Parco e Villa Reale),  e quello dei RSU con l'Impresa Sangalli. Proprio su quest'ultimo abbiamo assistito ad una transazione fra Comune ed Impresa che ci ha lasciato sconcertati: il Tribunale di Monza nell'ordinanza di sequestro dei beni della famiglia Sangalli nell'ambito del processo Clean City, calcola in circa 12 milioni di euro il danno che avrebbe provocato al Comune la Sangalli per i mancati servizi e per le doppie e triple sovrafatturazioni. Scanagatti invece di ottemperare alla sentenza, si accorda con la Sangalli per 6 milioni di euro e qualche servizio in più. La motivazione fu che vi era la necessità di recuperare subito delle risorse: ma la legalità? Le sentenze? Il Tribunale celebra processi e commina condanne per passatempo? Questo modo di amministrare non è di ostacolo all'organizzazione criminale, che stava alla base delle inchieste (Briantenopea e Clean City), ma la incoraggia e la convince che si possono fare affari con le giunte di "qualsiasi colore".

admin, 20 giugno 2017

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