Osservatorio Antimafie della Brianza*

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I GIOVANI HANNO BISOGNO DI EROI VIVI

domenica 22 marzo 2015

MAFIA LOMBARDIA. TUTTI ANCORA A PIEDE LIBERO

Da tempo andiamo dicendo e scrivendo che la cupola della criminalità politica ed economica in Lombardia era ed è ancora a piede libero. Come da tempo andiamo dicendo, a chi poteva indagare, è stata messa la mordacchia. Così c'è voluto la Procura di Firenze per avviare una inchiesta che ha disvelato una parte del problema lombardo: il versante criminale delle grandi opere sotto il controllo degli uomini di CL capeggiati da Maurizio Lupi. Certo non indagato e nemmeno raggiunto da qualsivoglia provvedimento restrittivo della libertà personale ma quelle intercettazioni agli atti dell'ordinanza di custodia cautelare per Ercole Incalza e che coinvolge 50 persone, segnalano che il sistema corruttivo aveva delle regole precise e non necessariamente legate a delle mazzette intese come tali, cioè bustarelle con denaro contante. Il sistema corruttivo disvelato dai magistrati di Firenze ci dice che la triangolazione fra politica, impresa e stazione appaltante non necessariamente richiede denaro contante, ma genera un sistema di potere fatto di favori e scambi continui fra "boiardi di stato", politici corrotti e imprenditori senza scrupoli. Così tutte le sacre leggi del "capitalismo straccione" si infrangono: niente competitività, niente libero mercato: una stazione appaltante del ministero delle infrastrutture che come un privato da in concessione appalti miliardari sempre alle solite quattro imprese indicate dagli amici, in questo caso, di ciellina provenienza. Questo scenario stava già scritto nell'inchiesta che portò agli arresti Antonio Rognoni, AD di Infrastrutture Lombarde che fece diventare la SPA della regione Lombardia l'appaltificio delle grandi opere di EXPO alla ristretta cerchia delle persone legate a doppio filo con gli evergreen  della mazzetta Greganti e Frigerio come Maltauro, Mantovani, CMC, come emerso dalle carte dell'ordinanza che portò in carcere il capo del cantiere di Expo Paris e quello che coinvolsero Antonio Acerbo che poco dopo lo sostituì.  Ma quei soldi sembrano per quantità e qualità un depistaggio: in quelle carte finite poi nei cassetti della Procura milanese guidata dal pidino Bruti Liberati, vi erano già scritti tutti i requisiti del sistema disvelato dai magistrati fiorentini: la corruzione era la fonte del potere della cupola di "mafia lombardia". Quando scrivevamo che il problema era ancora presente nei cantieri di EXPO, e ribadiamo che questo problema è ancora presente, lo abbiamo scritto a ragion veduta perché nelle carte delle inchieste di EXPO, al di la del clamore mediatico, nelle migliaia di pagine c'era scritto tutto. E la logica perversa nella quale si è infilato il circo di Expo, esponendo per altro un magistrato dell'anticorruzione al pubblico ludibrio, cioè che lo spettacolo continui a prescindere dalla illegalità dilagante e perdurante, la dice lunga sulla reale volontà di fare pulizia nella pubblica amministrazione. Ma la cupola di "mafia lombardia" è tutt'ora operativa nei cantieri e negli uffici di Expo: come scritto in precedenza coloro i quali hanno portato le imprese legate alle mafie con appalti pilotati sono tutti al loro posto e stanno usando i tempi stretti all'inaugurazione per continuare ad utilizzare le deroghe per aumentare la loro discrezionalità nella gestione nei giorni precedenti e durante l'esposizione. In questo pantano di illegalità i referenti delle mafie trovano terreno fertile, per fornire in tempi rapidi e utili quello che le procedure non permetterebbero di rispettare i tempi. In questo modo il prestigio economico dei mammasantissima in doppio petto aumenta in maniera esponenziale esponendo la Lombardia ed il Paese ad una sorta di colonizzazione economica. Ma le responsabilità sta nella politica dei governi e di quei settori delle infrastrutture imbottiti di funzionari infedele che hanno a cuore il proprio bene personale e della cricca che del bene comune. Ogni giorno che si ritarda il ripulisti di questa politica e di questo modo di amministrare e più si allontana la possibilità che l'Italia diventi un Paese normale.

admin, 22 marzo 2015

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