Osservatorio Antimafie della Brianza*

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I GIOVANI HANNO BISOGNO DI EROI VIVI

giovedì 5 giugno 2014

ITALIA COME IL MESSICO: IL GOVERNO DELLE NARCOMAFIE

EXPOMAFIE: LA REPUBBLICA DEMOCRATICA NATA DALLA RESISTENZA ANTIFASCISTA MESSA IN PERICOLO DALLA COLONIZZAZIONE ECONOMICA DELLE NARCOMAFIE.

Come tutti sapranno, in Italia, gran parte della grandi opere infrastrutturali (TAV, PEDEMONTANA, MOSE, MUOS, TAV TERZO VALICO E L'EXPO) sono fortemente condizionate dalla presenza delle imprese legate alle mafie e dalla dilagante corruzione della politica sotto l'ombrello protettivo delle larghe intese denominate: "del lasciar fare". Gli hanno dato vari nomi: Monti «Agenda digitale e start up mezzi per cambiare l'Italia» ; Letta "Destinazione Italia"; Renzi SBLOCCA ITALIA. Cambiano i nomi ma la sostanza è sempre a stessa: denaro pubblico sperperato per opere ed eventi inutili in cambio di consenso politico ed elettorale, in collusione col sistema economico criminale del Paese. Spiace dirlo ma mentre c'è una Magistratura che tende a spingere per assicurare alla giustizia chi delinque, c'è la politica che ne ostacola il percorso certa, che se la GIUSTIZIA fa il suo corso su questo spettacolo indecoroso, per un paese che pretende di essere "democratico", verrebbe messa la parola fine. Purtroppo dicevamo perché anche dalla società civile i segnali sono inequivocabili: 41% al PD e totale sudditanza psicologica alla cultura del: "che lo spettacolo continui". Forse perché si pensa di partecipare alla distribuzione delle briciole che cadono dal piatto delle grandi spartizioni. Questa è un ignobile commistione di potere fra politica di vertice e di comando, di destra e di pseudosinistra, con le imprese e le mafie. Proprio per la proporzione dei costi di queste grandi opere questo affare rappresenta la più grande operazione di riciclaggio di denaro sporco delle organizzazioni criminali, alla quale contribuiscono i più alti vertici dello stato italiano. La trattativa stato-mafia rischia di diventare una burletta in confronto alle collusioni e alle corruzioni acclarate nelle grandi opere fra politica e mafie.

Così è ampiamente comprovato da documenti e da inchieste in corso che Mantovani, CMC, STRABAG e MALTAURO abbiano truccato le carte in appalti addomesticati dai vertici di Infrastrutture Lombarde spa e di Serravalle spa. E' acclarato che il codice etico della regione lombardia, che all'articolo 6 recita: "Il presente codice etico degli appalti regionali, in relazione alla procedura di affidamento dispiega i suoi effetti fino alla completa esecuzione del contratto" e che su queste basi appare evidente che Maltauro, CMC e Mantovani lo hanno violato in decine di casi a partire dalla documentazione falsa prodotta avendo in ATI imprese risultate legate alle mafie, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia,  e poi espulse dal cantiere; sino al fatto che i loro amministratori e presidenti avevano in tasca avvisi di garanzia per inchieste che poi li porteranno a provvedimenti di arresto per corruzione, concussione e associazione a delinquere, e di ciò se ne sono guardati bene di dirlo. Del resto avendo corrotto tutta la catena decisionale dall'appaltificio, all'ufficio acquisti, ai capicantiere a chi doveva controllare potevano dire fare tutto e il contrario di tutto in barba alla legge utilizzando le tante deroghe alla normativa sugli appalti. Deroghe che secondo la Corte dei Conti sono state utilizzate per impedire l'intervento della medesima sui costi notevoli che tutte queste opere, dopo gli enormi sconto (ritenuti anomali), stavano e stanno avendo. Giunti a questo punto appare poi grave che di fronte a questo indecoroso spettacolo di illegalità diffusa e di presenza delle imprese criminali, l'autorità anticorruzione ci informa che non ci sono possibilità di allontanare questi "barbari dell'affarismo criminale". Impossibilità dettata da scelte politiche e non dalla norma, come abbiamo ampiamente dimostrato.  Cosi  oggi le mafie gongolano perché questo paese sta affondando nel pantano DEL FARE e la memoria delle e dei Martiri Antimafia rimane relegata alla liturgia delle ricorrenze: "the show must go on"; ma non in nostro nome.

admin, 4 giugno 2014

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