Osservatorio Antimafie della Brianza*

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I GIOVANI HANNO BISOGNO DI EROI VIVI

lunedì 19 maggio 2014

SIAMO ANCORA IN TEMPO PER FERMARE EXPO

La vulgata comune, somministrata giornalmente dalla stampa e dal governo, è che Expo comunque si farà. Cioè, secondo questi signori, nonostante la evidente presenza pervasiva delle mafie nei cantieri: "the show must go on". Anzi dicono ancora di peggio e senza ritegno: se Expo si dovesse fermare dovremmo pagare delle penali salate. Falso. Semmai il contrario; saremmo noi che dovremmo chiedere i danni a chi ha ridotto questa bella iniziativa ad un verminaio affaristico-mafioso. E comunque non spenderemmo in penali tutto quello che ancora bisogna spendere per finire opere inutili, per pagare manager corrotti e collusi e una politica complice delle mafie. Tutto questo non ha un valore solo economico in negativo per il nostro Paese, ma se questo delirio continuasse, ipotecherebbe il futuro della democrazia del nostro paese che vedrebbe le organizzazioni criminali (che detengono  ingenti capitali liquidi) in prima fila nell'egemonia economica e dunque politica del Paese. Saremo più vicini alla Colombia, Messico, Panama, Albania, Montenegro per non andare troppo lontano. In questi paese comandano le organizzazioni criminali e la politica è null'altro che la loro espressione. Altro che più Europa.




GIUSEPPE SALA E IL GIOCHINO DEI "TROPPI" CONTROLLI.
Si potrebbe dire: chi di controllo colpisce di controllo perisce. Perché il commissario straordinario, l'amministratore unico del circo Expo, l'uomo venuto dalla Telecom dei Tronchetti Provera e dei servizi segreti, tace sulla natura di questi controlli e perché danno così fastidio. I controlli che infastidiscono Sala e i filibustieri di Expo sono quelli previsti dalla legge: GdF, Asl, Polizia Giudiziaria etc... Perché ciò accade? Perché Sala e soci hanno condiviso l'istituzione di commissioni istituite ai controlli ma che non hanno mai svolto il loro ruolo e perché composte dagli "amici degli amici". Tutti i protocolli di legalità sottoscritti dalla peggio feccia della politica, dell'imprenditoria lombarda sono rimasti nei cassetti. Tanto è vero che l'Osservatorio, grazie al gruppo regionale del Movimento 5 Stelle, aveva chiesto più di un anno fa i verbali di questi controlli delle "task force" istituite da Sala, Formigoni, Maroni. Tutti i soggetti dal Regione, alla Prefettura e al Ministero delle Infrastrutture si sono passati la palla per arrivare a alla situazione che forse con una richiesta al COPASIR riusciremo ad avere questi verbali. Noi dubitiamo, perché crediamo che questi controlli non ci siano stati e che dunque non esista nessun verbale. Questi sembrano essere i controlli che piacevano a Sala: i controlli che nessuno faceva.




LA BABELE DEGLI APPALTI.
Anche in questo caso i vertici di Expo e di Infrastrutture Lombarde non l'hanno mai raccontata giusta. Preliminarmente va detto che l'appaltificio regionale poggiava su un solido terreno di compiacenze prezzolate per le quali tutti i controlli non venissero effettuati perché dai verbali delle inchieste le gare d'appalto, tutte manipolate e pilotate, si uniformavano alle esigenze di chi pagava la mazzetta e che questi doveva comunque prendere la concessione. Così la dinamica degli appalti è stata invertita. Ma la cosa che non è stata ben evidenziata ancora è che gran parte degli appalti sono stati assegnati, almeno quelli più importanti: piastra e sotto piastra. Ma proprio questi appalti sono quelli sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti. Allora se il Dott. Raffaelle Cantone, farà il Commissario Anticorruzione che conosciamo, non potrà far altro che allontanare dai cantieri, Maltauro, CMC e Mantovani; non solo perché è evidente il giro di mazzette per questi appalti, ma perché sono stati violati protocolli di legalità e presentati documenti con false dichiarazioni. False dichiarazioni in merito alla presenza in Associazione Temporanea d'Impresa di imprese risultate poi nelle grazie della ndrangheta (Pegaso srl in ATI con CMC e Ventura spa in ATI con Mantovani). Dunque fuori i primi e dentro i secondi. Ma se ciò complicasse tempi e modi e l'Expo rischiasse la chiusura la colpa sul fallimento non andrebbe attribuita a che da almeno tre anni continuava a denunciare queste prevedibili circostanze: già nel 2008 esponenti della ndrangheta intercettati nell'operazione "Infinito" parlavano di preparativi del sodalizio criminale per EXPO. Per altro andrebbe monitorato il comportamento dei vertici del Bureau International d'Esposition che nonostante il terremoto tacciono; un silenzio troppo compiacente.


Allora i problemi non sono i controlli. Il problema non è l'Antimafia sociale. Il problema è il cancro che si è sviluppato nella Regione Lombardia a tutti i livelli e sappiamo che l'operazione di stop di EXPO sarebbe doloroso; ma il male poi si allargherebbe e si arriverebbe alla metastasi della democrazia. Ora possiamo attaccare il male alla radice ed estirparlo. Se non ora quando?


admin, 18 maggio 2014

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