Osservatorio Antimafie della Brianza*

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I GIOVANI HANNO BISOGNO DI EROI VIVI

venerdì 7 febbraio 2014

INCHIESTA DELL'OSSERVATORIO ANTIMAFIE DI MONZA E BRIANZA




SE IL GRAN PREMIO DI FORMULA UNO DI MONZA SI RIVELASSE LA PIU' GRANDE TRUFFA CONTINUATA NEL TEMPO AI DANNI DELL'ERARIO E DEI CONTRIBUENTI BRIANZOLI?





CENNI STORICI:

(fonte Wikipedia)

Il primo Gran Premio d'Italia si disputò il 4 settembre 1921 a Montichiari in provincia di Brescia, su un circuito ricavato da strade aperte al traffico. L'anno seguente fu costruito l'Autodromo Nazionale di Monza e da allora si è sempre corso sulla pista monzese, fatta eccezione per quattro edizioni (1937, 1947, 1948 e 1980).

Nel 1928 si verificò durante la corsa un gravissimo incidente: il pilota Emilio Materassi perse il controllo dell'auto sul rettilineo d'arrivo e a 300 km/h piombò in mezzo al pubblico assiepato a bordo pista uccidendo 30 persone. A seguito di questo luttuoso evento nei due anni successivi il Gran Premio non si svolse, riprendendo solo nel 1931. Nel 1937 si corse sul circuito di Montenero a Livorno, per ritornare l'anno seguente a Monza per l'ultima edizione prima della Seconda guerra mondiale.

Dopo la seconda guerra il Gran Premio riprese nel 1947: la pista di Monza tuttavia era ancora inagibile a causa dei gravi danni causati dalle vicende belliche. Si corse perciò in quell'anno a Milano e nel 1948 a Torino. Dal 1949 si ritornò sul tracciato monzese. Nel 1950 fu istituito il Campionato mondiale di Formula 1 e da allora il Gran Premio d'Italia ne ha sempre fatto parte: nei primi anni era addirittura la gara conclusiva, in seguito sono stati inseriti altri Gran Premi in date successive.

Nel 1980, in seguito alle polemiche derivate dall'incidente di 2 anni prima nel quale mori' Ronnie Peterson, il Gran Premio d'Italia si disputò sulla pista dell'Autodromo di Imola. Dall'anno successivo il Gran Premio d'Italia ritornò a Monza, mentre ad Imola fu assegnato il Gran Premio di San Marino. Da allora fino al 2006 si sono sempre disputati due Gran Premi sul territorio italiano.

Dal sito ufficiale dell'Autodromo di Monza

http://www.monzanet.it/it/show/22/Storia%20del%20circuito


La costruzione dell'Autodromo di Monza fu decisa nel gennaio del 1922 dall'Automobile Club di Milano, con lo scopo di celebrare il venticinquesimo anniversario di nascita dell'Associazione: questa infatti era sorta, sia pure in forma embrionale, nel marzo del 1897. La realizzazione di un impianto fisso ed autonomo da destinare alle competizioni motoristiche ed alle prove sperimentali era suggerita dalle esigenze tecniche e commerciali delle varie case costruttrici nazionali che, anche in quel tempo, guardavano alla esportazione verso i mercati esteri come ad una fase di sviluppo dell’attività produttiva.

LA PRIMA TRUFFA

La scelta di costruire un autodromo dentro un parco, per altro il più grande parco recintato d'Europa, non solo appare fuori da ogni regola del buon senso, ma scarsamente lungimirante visto che nel tempo le scelte sia di natura urbanistica sia di sviluppo motoristico rendeva sempre più alto l'impatto del manufatto sull'insieme del Parco di Monza. Dunque si è assistito alla costruzione di un ecomostro in un parco naturale e che questi anno per anno si rubava pezzi del parco per “onorare” le prescrizioni e i capricci dei padroni del circo della Formula 1. Non paghi della distruzione in corso d'opera del Parco con la costruzione dell'autodromo alle menti malate di quell'epoca venne pure la bella idea di costruire l'Ippodromo del Mirabello altro manufatto impattante sull'area compresa fra Villa Mirabellino e Mirabello; http://it.wikipedia.org/wiki/Ippodromo_del_Mirabello. Oggi per fortuna di questo assurdo impianto rimane solo qualche traccia ad memoriam. Ma la domanda che ci poniamo e che oggi in molti si pongono visto la catena criminale degli eventi: “ma quali benefici ha portato l'autodromo e la F1 al sistema Italia e alla Brianza. Per quanto riguarda il Sistema Italia la risposta appare facile e semplice: le case automobilistiche e il loro indotto hanno beneficiato sino ad agli anni70/80 delle ricerche e delle soluzioni sofisticate sia in campo motoristico che della sicurezza stradale; ma successivamente per la tipologia imposta dalla FIA delle monoposto e dei regolamenti tutte queste opportunità sparirono per lasciare posto a case automobilistiche che potevano permettersi un avventura altamente costosa, ad alto impatto ambientale e di aumento dei rischi di incidenti. A riprova di quanto sosteniamo è lo stato in cui versa il sistema auto Italia e le difficoltà in cui versa la stessa Ferrari che periodicamente annuncia la riduzione del personale. Ma se non è stata un opportunità per i tanti; chi ha beneficiato delle attività dell'ecomostro?


LA SECONDA TRUFFA
Una piccola e ristretta casta di persone che ha utilizzato l'autodromo (al netto delle corse automobilistiche) come un impianto personale che ha tramandato nel tempo, in maniera familistica, le funzioni di guardiania, sicurezza, manutenzione e gestione dell'impianto. Una piccola casta all'ombra dei proprietari dell'impianto che sono i Comuni di Milano e di Monza. Enti locali che si sono limitati ha riscuotere i proventi delle concessioni, ma che non hanno ami esercitato una funzione politica, culturale e sociale; semmai si potesse dare una funzione a questo ecomostro. Inoltre i funzionari e i dirigenti dei due enti si accontentavano della distribuzione occulta dei biglietti omaggio o sfilare nell'area vip con amici e parenti. Insomma bastava poco per creare quel bel “traffico di influenze” che rendeva immune l'apparato di direzione e di gestione dell'Autodromo da verifiche e da controlli.



LA TERZA TRUFFA.
I numeri, i bilanci e la circolazione del denaro senza controllo e senza verifiche da soggetti terzi. A questa conclusione ci sono arrivati i molti tecnici che in supporto alla Procura di Monza, che ha iniziato a mettere mano ai conti, la quale ha rinviato a giudizio 17 persone fra dirigenti, funzionari ed operatori nell'ecomostro delle 4 ruote. Così partendo dalla biglietteria si sarebbe dovuti risalire alle entrate e con fatture e riscontri alle uscite. Invece gli investigatori si sono trovati di fronte ad una ridda di cifre e di numeri che non corrispondevano fra incassi e biglietti stampati e poi venduti. Tanto è vero che anche per quest'anno si è verificato che mancano all'appello circa trentamila tifosi rispetto a quelli dichiarati. (Marco Galvani sul Giorno del 3/12/2013). Così gli inquirenti faticano a ricostruire il fronte degli attivi di bilancio. Ma analoga difficoltà le Fiamme Gialle la riscontrano nella ricostruzione del fronte passività. A parte la gestione discrezionale degli appalti interni, le modalità di pagamento e il sistema di fatturazione risultati spesso gonfiati e/o fasulli ha prodotto una forte convinzione che chi teneva i conti e la borsa ha lavorato per far si che diventasse difficile ricostruire le vicende economiche dell'Autodromo di Monza visto che grazie alla cortina fumogena di ACI e di SIAS dove venivano fatti accomodare signor* che coprivano tutte le magagne dando una sorta di immunità ai filibustieri che gestivano la struttura. Sino a prova contraria tutte le persone coinvolte hanno diritto alla “presunzione di innocenza” e proprio il processo dovrà dare risposta a tutte le questioni aperte compresa l'ultima delle truffe, ma quella più importante. Dunque e' stato gioco facile per questi signori, poco dopo commesso il reato, cancellarne la traccia.



LA QUARTA TRUFFA
Nell'ambito dell'inchiesta Autodromo il 7 marzo 2013 il Pubblico Ministero Walter Mapelli fa una richiesta di “assistenza Giudiziaria in materia penale nel prcedimento....a UK Central Autority Judicial cooperation unit a Londra. In sostanza una rogatoria internazionale per far luce su pagamenti effettuati dal 2007 al 2011 a società con sede nel regno unito. Stiamo parlando di pagamenti su estero per circa 1,6 milioni di euro. La motivazione di richiesta di rogatoria appare lapidaria: “ Gli indizi raccolti dimostrano che le operazioni poste in essere tra SIAS e le citate società estere non sono reali e che le fatture hanno avuto il solo scopo di giustificare le movimentazioni finanziarie verso l'estero”. Ma allora perchè SIAS ha versato tutti questi soldi? Chi si cela dietro queste società estere? Il periodo 2007/2011 sono gli anni turbolenti della minaccia di cancellare il Gran Premio d'Italia a Monza per spostarlo a Imola o a Roma. Inoltre sono gli anni nei quali si affacciano alla formula 1 paesi come Cina, India, Bahrain, Abu Dhabi etc...che hanno una caratteristica comune: una gigantesca disponibilità economica. Dunque vista la condotta poco trasparente e molto padronale della FIA si può anche avanzare l'ipotesi che per aggiudicarsi la data nel calendario del Campionato del Mondo marche e conduttori le società che gestiscono gli impianti “storici” debbano seguire l'esempio dei nuovi entrati che per essere accolti nel grande circo della F1 hanno dovuto pagare. E allora si può concludere che la truffa delle truffe potrebbe essere che per tenere il gran premio d'Italia all'autodromo di Monza si siano pagate tangenti “sotto forma di liquidazioni di false fatture”? Anche questo potrà essere oggetto di attenzionamento della Procura di Monza. Ecco perchè in definitiva l'autodromo non è mai stato una risorsa ed una opportunità per la Brianza e i suoi abitanti sia in materia di occupazione che di indotto turistico.
Admin, 6 febbraio 2014







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