Osservatorio Antimafie della Brianza*

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I GIOVANI HANNO BISOGNO DI EROI VIVI

mercoledì 13 febbraio 2013

Lombardia - La banda Formigoni. I Pm: "Viaggi, yatch e contanti, ha vissuto dieci anni con i soldi di Daccò e Simone"

Al “Caffè Sanità” si decideva quanti soldi pubblici dare agli amici del presidente Roberto Formigoni e con quali meccanismi amministrativi farli arrivare nelle casse della Fondazione Maugeri e del San Raffaele. “Caffè Sanità” erano chiamate, in alcune e-mail scovate dalla procura di Milano, gli incontri che precedevano le riunioni della giunta regionale lombarda e che servivano a predisporre i giochi di prestigio per favorire i due poli della sanità privata. I barman del “Caffè Sanità”, che preparavano i cocktail per gli amici, erano Nicola Sanese, segretario generale della Regione Lombardia, Carlo Lucchina, direttore generale della sanità, e Alessandra Massei, funzionaria regionale. Ma il protagonista assoluto era il Celeste, il presidente della Regione Formigoni. È lui “il promotore e organizzatore di un'associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al riciclaggio” che ha operato intorno alla Maugeri e al San Raffaele. Una banda fatta di politici, amministratori e intermediari che avrebbe garantito stabilmente, grazie a delibere di giunta della Regione Lombardia, favori alla Maugeri dal 1997 al 2011 e all'ospedale di don Luigi Verzè dal 2002 al 2011. Il presidente lombardo avrebbe fatto arrivare un fiume di denaro ai due poli della sanità privata, ricevendo in cambio favori per almeno 8 milioni di euro. Formigoni avrebbe fatto arrivare 200 milioni di euro alla Maugeri, è lui che “garantiva alla fondazione, a fronte di illecite remunerazioni, una protezione globale”.

DALL'ANALISI dei conti correnti del presidente Formigoni, analizzati in un'informativa messa agli atti dell'inchiesta, emerge un dato clamoroso: il Celeste in questi ultimi anni ha vissuto senza mai spendere un euro. Viveva dei “regali” ottenu - ti dai referenti di Maugeri e San Raffaele: Antonio Simone e Pierangelo Daccò, i due grandi mediatori tra i poli sanitari e gli amministratori della Regione. Queste sono le ipotesi accusatorie della procura di Milano, riassunte in 21 capi d'imputazione che compaiono nell'avviso di conclusione indagini inviato a Formigoni e altre 16 persone per reati che vanno dalla associazione a delinquere (nuova accusa, mai formulata finora) alla corruzione, dalle false fatturazioni all'intestazione fittizia, fino al riciclaggio internazionale. A incassare i soldi regionali erano i responsabili della Maugeri, il presidente Umberto Maugeri e il suo collaboratore Costantino Passerino, coadiuvati da intermediari in Italia e in Svizzera che hanno occultato oltre 61 milioni di euro usciti dalla casse della Maugeri e messi a disposizione di Simone e Daccò, i quali li utilizzavano per “ringra - ziare” Formigoni dei favori accordati. Simone e Daccò erano “espressamente accreditati da esponenti politici quali intermediari per ottenere dagli organi della Regione, in cambio del pagamento di ingenti somme di danaro, provvedimenti favorevoli ed altri indebiti vantaggi per la Fondazione”. Lucchina aveva il compito di redigere le delibere di giunta “seguendo le indicazioni di Daccò”.



E Alberto Perego “convivente di Formigoni nell'ambito dell'associazione religiosa dei Memores Domini, teneva rapporti con Daccò anche nell'interesse di Formigoni, si prestava a sottoscrivere fittizi contratti di noleggio di imbarcazioni, a comparire quale acquirente di una villa in Sardegna, per occultare parte delle utilità procurate a se e a Formigoni, e riceveva inoltre... somme di denaro contante da parte di Daccò”. Gli inquirenti considerano decisive nella ricostruzione di questo meccanismo le testimonianze di alcuni funzionari regionali. Nell'avviso di conclusione indagini compare, per la prima volta tra gli indagati, anche Carla Vites, moglie di Antonio Simone, accusata di concorso nel riciclaggio.



Formigoni e i suoi avrebbero realizzato un “sistematico asservimento della funzione pubblica agli interessi della Fondazione”. In cambio, il Celeste e il suo amico Perego avrebbero ottenuto una lunga serie di benefit. Tra questi, vacanze di Capodanno in Sudamerica (2006) e ai Caraibi (dal 2007 al 2010). Circa 4,6 milioni per l'uso esclusivo di yacht (Ojala, Cinghingaia, Ad Maiora). Poi ci sono i finanziamenti elettorali: 600 mila euro la campagna del 2010, oltre a “somme di danaro contante periodicamente consegnate in Milano da Daccò a Formigoni di importo non determinato”. Infine, c'è la villa in Sardegna, comprata “a un prezzo notevolmente inferiore a quello di mercato”: uno sconto di almeno 1,5 milioni. E poi c'è il San Raffaele. “Quan - tomeno dal 2002 e fino al mese di luglio 2011”, don Verzè e Mario Cal hanno corrisposto “in - genti somme di denaro, per un complessivo importo non inferiore a euro 9 milioni all'intermediario Daccò e a Formigoni... per procurare alla Fondazione San Raffaele indebiti vantaggi”. Formigoni ha reagito buttandola in politica: “La tempistica della procura è come sempre molto efficiente: che cosa non si fa per cercare di coprire lo scandalo Mps che rischia di travolgere la sinistra? In 24 ore si incriminano Scaroni e Orsi, si condanna Pollari, si continua a distruggere l'Ilva, si depositano gli atti Formigoni”

Davide Milosa e Gianni Barbacetto

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