Osservatorio Antimafie della Brianza*

Osservatorio Antimafie della Brianza*
I GIOVANI HANNO BISOGNO DI EROI VIVI

mercoledì 22 febbraio 2012

LOMBARDA PETROLI

23 FEBBRAIO 2010 – 23 FEBBRAIO 2012
Due anni e nessuna verità. Lati oscuri tutti da scoprire, e chi sa parli!

Quella mattina del 23 febbraio di due anni fa, mani ancora ignote aprivano le bocche dei silos che contenevano oli combustibili e gasolio e ne sversavano 2600 tonnellate, che finivano prima nel depuratore dell'Altolambro e poi nel fiume più martoriato d'Italia: il Lambro. Secondo i Magistrati a compiere il gesto folle sarebbero stati i padroni dell'area, Giuseppe e Rinaldo Tagliabue che, per aggirare le normative vigenti in materia di stoccaggio e dunque di relative accise da pagare, avrebbero ordinato lo sversamento, per non pagare multe salatissime. Un quadro processuale che sotto il profilo accusatorio non fa una grinza. C'è il reato, disastro colposo e il movente; sarà compito della difesa sostenere il contrario. Rimane solo il dubbio: che degli imprenditori, per continuare un’attività di stoccaggio illegale di idrocarburi, (è stata ventilata anche l'ipotesi di un vero e proprio mercato nero), con tutti gli annessi di elusione ed evasione, invece di reiterare il reato nella generale indifferenza come fatto fino a quel momento ordinino, a dei dipendenti ultra fidati, lo smaltimento del carburante stoccato illegalmente, senza tenere conto che ciò avrebbe certamente attirato l'attenzione degli inquirenti. Il processo anche da questo punto di vista forse potrà dire molto.

Sta di fatto che su tutta la vicenda non è stata sfiorata l'ipotesi, sicuramente più difficile da dimostrare processualmente, di inquadrare per un attimo l'idea che oltre agli interessi dei Tagliabue, su quell'area vi fossero (come ci sono ancora) le attenzioni di costruttori chiacchierati e di relazioni politiche di questi con politici brianzoli arrestati. Politici che, nella loro attività criminale, trattavano proprio di mattone, bonifiche e tutto quello che concerne il campo della speculazione edilizia. Guarda caso l’area della Lombarda Petroli ha tutte queste caratteristiche. Tanto è vero che la querele, sul passaggio di proprietà, fra le parti si è conclusa che i costruttori Addamiano, i quali avrebbero dovuto diventare i proprietari dell'intera area ad oggi, non solo non sono proprietari della stessa, ma di quel poco che è stato urbanizzato una parte è ritornata ai Tagliabue. I costruttori di Desio, in forte crisi, non riescono a concludere la famosa torre a Desio e altre opere, men che meno impossessarsi dell'area LP. per farci il famoso progetto ECO-CITY. A sostenere questa nostra tesi, non solo il fatto che sono acclarate le relazioni pericolose ma la peculiarità di queste relazioni ci hanno spinto a credere che qualcuno abbiamo voluto aiutare un costruttore amico e in difficoltà, mettendo a sua volta in difficoltà un concorrente che non era così duttile alla cessione dell'area pur che fosse un affare. A soccorerci in questa tesi una intercettazione nell'inchiesta Pellicano che ha portato in carcere Massimo Ponzoni e la sua “squadra” di geometri, architetti e commercialisti, in un dedalo di una cinquantina di società, dedita al malaffare e alla malapolitica. Infatti a pag 177, dell'ordinanza di custodia cautelare firmata dalla D.ssa Correra, alla nota n. 343 testualmente il GIP annota: “Valga ad esempio quanto riportato dalla GDF circa le conversazioni intercorse tra Ponzoni e l'imprenditore Addamiano, il quale, già il giorno dopo il disastro ambientale alla Lombarda Petroli a Villasanta, contattato da Ponzoni – assessore regionale all'ambiente – il quale voleva informarlo della sua ricandidatura, lo sollecitava a un urgente incontro per decidere le aziende che avrebbero dovuto occuparsi della bonifica del sito. In altre conversazioni , Ponzoni dichiarava all'imprenditore: Tu chiami, io corro – Io faccio come dici tu”. Se poi nello stesso impianto accusatorio in un passaggio i Magistrati segnalano a pag 148 le relazioni fra il Ponzoni e il capo della ndrangheta “locale di Desio” Annunziato Giuseppe Moscato finito anche lui in carcere nell'operazione Infinito e condannato in primo grado. Da questi stralci appare evidente che nelle ore immediate il disastro, mentre si sono registrate ritardi ed inefficienze, qualcuno era già in grado di affrontare la questione Lombarda Petroli, quasi fosse a conoscenza dell'evento. Inoltre non sfugge nemmeno che il piano di urbanizzazione presentato al Comune di Villasanta porta la firma di Fabio Saldini altro architetto della famiglia Berlusconi che da anni stanno cercando di piazzare il progetto denominato MILANO 4 da qualche parte in Brianza: Tant’è che Saldini è l’uomo più attivo nel fare le pressioni sulla vecchia giunta di Arcore a guida PDL , per inserire nel PGT proprio questo progetto. Giunti a questo punto appare evidente che questo filone di inchiesta dovrebbe avere quanto meno il contributo di un collaboratore di giustizia che ne disveli i retroscena altrimenti rimarrà solo, seppur legittimo, un dubbio. Dunque chi sa parli. La Brianza sana ed onesta attende giustizia per il suo devastato territorio e il suo fiume martoriato dagli sversamenti continui.

OSSERVATORIO ANTIMAFIE DI MONZA E BRIANZA “PEPPINO IMPASTATO”

Nessun commento:

Posta un commento