Osservatorio Antimafie della Brianza*

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I GIOVANI HANNO BISOGNO DI EROI VIVI

sabato 22 ottobre 2011

Non rispettate le procedure di vendita dei beni confiscati alla mafia

Il 28 settembre era stata decisa l’assegnazione di una lista di beni confiscati soprattutto in Sicilia. Ma invece che assegnare agli enti locali per usi sociali, come dice la legge, è stata tentata la vendita diretta.
Lo Stato cerca di fare cassa vendendo i beni confiscati alla mafia. E fin qui, in tempi di crisi quando vale il detto “pochi maledetti e subito”, ci può anche stare. Il problema è che pur di trovare soldi, lo Stato accetta il rischio di rivendere ai vecchi proprietari, cioè boss e clan, e di diventare, per assurdo, riciclatore di danaro di provenienza illecita. Infine sottrae risorse agli enti locali, comuni e province, che potrebbero avere bisogno di quei beni «per finalità sociali» così come previsto dalla legge. Il caso è stato denunciato in Commissione Antimafia dove la capogruppo del Pd Laura Garavini ha chiesto al presidente Beppe Pisanu «la convocazione del direttore, il prefetto Francesco Caruso, con i componenti del consiglio direttivo e tutti i verbali e le delibere della riunione del 28 settembre». Quel giorno infatti, come si legge nel verbale della seduta, succede che «un elenco di beni immobili dove figurano appartamenti, capannoni, box, garage confiscati in via definitiva e ubicati in Sicilia sono stati destinati alla vendita nel rispetto delle procedure». Falso, sospetta il Pd.
In realtà si voleva vendere e fare soldi pur nella consapevolezza che in Sicilia, oggi, sono soprattutto i clan ad avere la liquidità per acquistare. Il no di alcuni membri del consiglio direttivo ha stoppato tutto. Ed è stata investita la Commissione Antimafia. La legge prevede che i beni, mobili e immobili, auto veicoli e imbarcazioni, una volta confiscati e quindi sottratti definitivamente ai vecchi proprietari, debbano prima di tutto essere destinati agli enti locali per essere impiegati in usi sociali, scuole, biblioteche, uffici pubblici, caserme, alloggi per polizia e carabinieri, uffici giudiziari. Tutto ciò di cui un comune può avere bisogno, nonpossiede e magari è costretto a rinunciare o ad affittare. L’Agenzia è molto ricca e può ben diventare uno di quei volani per lo sviluppo di cui ha bisogno l’Italia. Possiede 11.699 beni di cui 10.227 sono immobili e 1472 le aziende. Guida la classifica regionale la Sicilia (4601 confische) seguita da Calabria (1518) e Campania (1466).
L’associazione Libera ha preso in gestione nel tempo di alcuni di questi immobili che sono diventati sedi di cooperative e aziende agricole che hanno dato lavoro e producono reddito. Su un terreno confiscato all’ndrangheta in Calabria è nato uno splendido campo di calcio dove il 13 novembre si allenerà la nazionale di Prandelli. In Sicilia tra Corleone, Portella della Ginestra e Piana degli Albanesi è stato organizzato un trekking turistico sui luoghi dimafia confiscati ai clan. Quello della vendita diretta dei beni confiscati è una pericolosa ambiguità che si ripete. Un paio d’anni fa il governo aveva provato ad inserire la vendita come prima opzione. Era stato sconfitto. Adesso ci ha riprovato.

da l'unità
articolo di Claudia Fusani

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