Osservatorio Antimafie della Brianza*

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I GIOVANI HANNO BISOGNO DI EROI VIVI

venerdì 18 marzo 2011

La ndrangheta spadroneggia e il Comune di Monza dorme, la politica anche.

Le mani della 'ndrangheta sui cantieri della città: il tunnel viale Lombardia, la nuova caserma dei vigili del fuoco di via Mauri.

L'indagine coordinata dal capo della Dda Ilda Boccassini con i pm Galileo Proietto, Alessandra Dolci e Paolo Storari, culminate nei 35 arresti messi a segno lunedì dai carabinieri del Ros e dal Gruppo operativo criminalità organizzata della Finanza, tocca anche Monza e provincia. Che in Brianza non fosse più il caso di parlare di infiltrazioni ma di presenza stabile e radicata della malavita calabrese, era già emerso questa estate con l'operazione “Infinito”. L'operazione dei giorni scorsi, che ha messo in evidenza come le cosche fossero padrone a Milano città, conferma ulteriormente come Monza rappresenti una fonte di lavoro per le imprese riferibili alle ‘ndrine, in particolare nel settore del movimento terra. Gli inquirenti, per arrivare al coinvolgimento di alcuni degli indagati nel cantiere monzese per eccellenza, quello dell'interramento della statale 36, e nella costruzione della nuovo comando provinciale dei pompieri che svetta su via Cavallotti, partono dal nome di “Al.Ma autotrasporti”, definita nell'ordinanza restrittiva del gip Guseppe Gennari una dei “protagonisti dell'indagine”. Sede legale in piazza Roma, all'ombra dell'Arengario, nello studio del commercialista Giovanni Santoro, dipinto come «elemento chiave nell'evoluzione delle società investigate». Sede operativa, invece, prima a Cavenago poi ad Agrate, dove è domiciliato Giuseppe Romeo, 46 anni, di Reggio Calabria, considerato assieme al nipote Francesco Gligora, 35 anni, (“gestore” di Al.Ma, accusato di estorsione e intimidazione verso concorrenti del settore del movimento terra), come «uno dei principali punti di riferimento delle famiglie di Africo in Lombardia, e in rapporti con Strangio Salvatore, costituente diretta espressione delle famiglie di Platì e Natile». Secondo le accuse, Al.Ma aggirava sistematicamente le norme antimafia. «Società dai contorni mafiosi - scrive il gip - aveva un rapporto privilegiato con “padroncini” (proprietari di mezzi per il trasporto della terra contattati di volta in volta dalle ditte più grandi, nda) di origine calabrese, sovente appartenenti a famiglie ‘ndranghetiste ». Al.Ma lavorava, tra gli altri, su mandato delle ditte di Ivano Perego, già coinvolto nelle indagini di questa estate, la cui “Perego General contractor” ha costruito la rotonda di piazza Virgilio. Grazie a questa conoscenza, Romeo riesce a mandare i suoi camion nel cantiere di viale Lombardia, così come in quello di via Mauri, dove la costruzione è affidata a una ditta di Catanzaro. Quest'ultimo lavoro (ottobre 2009) avviene in un periodo in cui Al.Ma ottiene la certificazione antimafia. Emblematica una conversazione intercettata: «Ho qui l'antimafia», dice Aldo Mascaro (altro indagato) a Gligora. «Eh…minchia….non ti avevo capito! », risponde Gligora, intendendo in un primo momento di essere stato indagato.

Federico Berni
da ilcittadinomb.it

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