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lunedì 25 ottobre 2010

LIBERA CORRUZIONE IN LIBERO SUOL...

Corte dei Conti: allarme corruzione
Cade nel silenzio il richiamo della magistratura contabile

Torna l’allarme per la corruzione in Italia: la notizia non è stata ripresa con molta enfasi dai mezzi di comunicazione e questo è un dato perlomeno singolare, vista la concomitanza pressoché quotidiana con le polemiche a margine degli investimenti immobiliari del presidente della Camera e del Consiglio. Sarebbe stato lecito attendersi ulteriori approfondimenti, interviste agli esperti, documentazione a supporto, invece nulla, soltanto quattro colonne e poco più all’interno per quanto riguarda la maggior parte dei quotidiani.
Il pressante monito sulla ripresa della corruzione nel nostro paese è stato lanciato durante la cerimonia di insediamento, del nuovo presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, avvenuta ad inizio di questa settimana.
Nel paese che ha conosciuto Tangentopoli e i tanti scandali legati al mercimonio consumato ai danni dello Stato, il fatto che, ancora oggi, la magistratura contabile senta la necessità di richiamare tutti all’ordine, denunciando il continuo riproporsi della corruzione sistemica in Italia, dovrebbe mettere istituzioni ed opinione pubblica sul chi vive e invece nulla, tutto prosegue come prima.
Il presidente Giampaolino nel suo primo discorso ufficiale ha evidenziato i danni provocati dal deterioramento della prassi politica in Italia e ha richiamato il ruolo centrale della Corte dei Conti assegnatole dalla nostra Costituzione: “La rilevanza della funzione risulta evidente se si considerano gli episodi di corruzione e dissipazione delle risorse pubbliche, talvolta di provenienza comunitaria, che persistono e preoccupano i cittadini, ma anche le Istituzioni, il cui prestigio ed affidabilità sono messi a dura prova da condotte individuali riprovevoli”.
E proprio dai dati dell’area dell’euro, il neo presidente prende le mosse per lanciare il suo grido d’allarme, perché rendono plasticamente il preoccupante deterioramento dei conti pubblici in Europa, frutto della generale recessione che attanaglia il mondo: il disavanzo dei bilanci nel 2009 è più che triplicato rispetto al 2008, oltrepassando in tutti i paesi più importanti la soglia del 3%. Il saldo primario sconta oggi un segno negativo, passando da un avanzo pari all’1% ad un disavanzo del 3,5%. Ulteriore elemento negativo quello espresso dal rapporto tra debito e prodotto, aumentato dal 69,4% del 2008 al 78,7% del 2009.
La complessiva emergenza finanziaria ha spinto i paesi europei verso politiche di rigore che hanno ulteriormente appesantito la situazione: la necessità di mettere in ordine i conti si è scontrata con il bisogno di sostenere i redditi delle famiglie già messe a dura prova.
La situazione italiana è ulteriormente aggravata dalla ripresa dei fenomeni corruttivi che comportano un forte spreco di risorse pubbliche, contribuendo a minare agli occhi dei cittadini il prestigio delle istituzioni repubblicane. Mentre cresce esponenzialmente la spesa pubblica si deve registrare una perdita permanente di entrate pari a 70 miliardi di euro e di prodotto interno lordo di circa 130 miliardi di euro.
Registriamo la singolare corrispondenza - assolutamente casuale ci mancherebbe - con i dati dell’ultimo rapporto della Confesercenti che analizza i conti della holding mafiosa; un fatturato di 135 miliardi di euro con utile netto che arriva a toccare gli 80 miliardi di euro. Ovvio, non c’è alcuna corrispondenza tra le voci in questione ma l’accostamento, inappropriato dal punto di vista contabile, ancora una volta apre lo spazio per importanti riflessioni in merito al peso del crimine organizzato nell’economia del nostro paese.
Di fronte a questa crescita negativa del PIL nel nostro paese, la magistratura contabile esprime l’ulteriore preoccupazione circa il contenimento della spesa pubblica in un momento in cui, secondo Giampaolino, vi sono “istanze non comprimibili di sostegno dei redditi più bassi e di garanzia delle prestazioni essenziali alla collettività”.
Proprio quando si allarga la fascia della popolazione interessata da fenomeni di povertà e di emarginazione sociale e sarebbe cruciale l’intervento pubblico, le politiche di bilancio, improntate al segno del rigore, rappresentano un pesante freno in tale direzione.
E allora la soluzione è inevitabile per la Corte dei Conti: “Non vi è dubbio che, in tale contesto, è essenziale non solo controllare la spesa pubblica ma, altresì, operarne una corretta qualificazione, affinché si possa non tanto spender poco o meno ma, soprattutto, spendere validamente ed oculatamente così da favorire la crescita e lo sviluppo, non solo economico, del Paese”.
Come tutto questo si possa fare senza aumentare la pressione fiscale, anche in base alla riforma in senso federalista, ma riqualificando la spesa pubblica è oggetto del contendere tra le forze politiche, visto anche il peso non indifferente della prassi corruttiva, soprattutto nel settore della sanità, dove si annidano sprechi, inefficienze ma anche collusioni e infiltrazioni criminali di livello davvero unico in Europa.
Del resto proprio le vicende di Tangentopoli ci hanno insegnato come sia difficile accertare il reato di corruzione, senza che vi sia la possibilità di indagini approfonditi e di collaborazioni che vengano dall’interno del consorzio criminale.
Nel successivo incontro con i giornalisti, il presidente ha prudentemente risposto sull’utilizzo delle società off shore, sotto i riflettori tanto nel caso della casa di Montecarlo, per la quale Fini è oggetto di una campagna mediatica da parte dei giornali di proprietà della famiglia Berlusconi, quanto nel caso degli immobili ad Antigua, dove parte in causa è proprio Berlusconi. Pur dichiarandosi contrario al loro utilizzo, Giampaolino ha precisato che la materia non è di competenza della Corte dei Conti.
Viceversa in tema di lavori pubblici, il massimo esponente della magistratura contabile ha deplorato l’abuso delle ordinanze – che sfuggono per la loro natura al controllo della Corte dei Conti – con le quali attribuire speciali poteri alla Protezione Civile, come nel caso del G8 della Maddalena, poi spostato a L’Aquila. Da un lato, infatti, ci si trova di fronte a dubbi sulla stessa natura dei cosiddetti grandi eventi – disastri e calamità dovrebbe essere l’ambito naturale di applicazione - dall’altro è necessario un ritorno alla normalità. Magari proprio a partire dall’Expo 2015 a Milano.E chissà che per allora non si sia potuti arrivare anche a definire per legge una proposta avanzata da Libera e Avviso Pubblico, in occasione della seconda edizione di Contromafie, gli Stati generali dell’antimafia, vale a dire “la piena applicazione della convenzione UNCAC di Merida, per quanto attiene l’istituzione di un’autorità anticorruzione autonoma e indipendente dall’esecutivo, dotata di reali poteri ispettivi e di controllo”.

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