Osservatorio Antimafie della Brianza*

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I GIOVANI HANNO BISOGNO DI EROI VIVI

martedì 17 agosto 2010

ANCHE LA LEGA SCOPRE l'ndrangheta IN BRIANZA

Monza, Bossi scopre la 'ndrangheta in Brianza Mapelli rincara:«Altro che infiltrazioni, ormai si deve parlare di una presenza diffusa»

August 17, 2010 by juble
da Il Giorno
articolo di DARIO CRIPPA

L’urlo di Bossi: «La ’ndrangheta è entrata in Brianza»

— MONZA —È BASTATA UNA FRASE sulla ’ndrangheta, pronunciata a Ferragosto a Ponte di Legno dal leader della Lega Umberto Bossi, per scatenare il terremoto. «Si infiltrano da tutte le parti - ha detto Bossi riferendosi agli uomini delle cosche -. La Brianza ha molte infiltrazioni, perché c’è la possibilità di costruire...». Il sostituto procuratore di Monza, Walter Mapelli, raggiunto negli Stati Uniti, alza però il tiro: «Non si può più parlare di infiltrazioni, come hanno dimostrato le ultime inchieste della Procura di Monza si deve parlare piuttosto di una presenza diffusa, siamo già a un livello superiore del problema. E bisogna dunque stare attenti, predisporre gli strumenti bagaglio del buon amministratore. Il problema non è più riconoscere che in questo territorio c’è la ’ndrangheta, il problema è chiedersi cosa fare». Lo scorso maggio, proprio per parlare delle infiltrazioni della ’ndrangheta nel nostro territorio, Mapelli era stato invitato dalla Provincia di Monza e Brianza per un’audizione davanti alle Commissioni Sicurezza e Controllo. E oggi ribadisce le misure da adottare: «osservare tutti i protocolli di sicurezza; prevedere la formazione degli amministratori pubblici, che spesso non conoscono bene il problema cui si trovano di fronte; lavorare a un’attività di contrasto interforze sul territorio, in modo che a controllare un cantiere ad esempio non ci vada soltanto un vigile».
Intanto il mondo della politica riflette sulle parole di Bossi. Massimiliano Romeo, consigliere regionale e segretario provinciale uscente del Carroccio, è molto duro, ribadendo quanto aveva già detto in occasione dell’ultimo congresso provinciale della Lega: «Ci sono parecchie amministrazioni in Brianza in cui la Lega è nella maggioranza. Se si dovesse verificare che ci sono situazioni poco chiare dal punto di vista delle infiltrazioni mafiose, se si trova qualcosa di losco, bisogna trovare il coraggio di fare scelte forti e chiare: o c’è un forte segnale di disconinuità e si mandano a casa determinati personaggi, oppure dobbiamo mandare tutti a casa, anche rinunciando alle poltrone pur di fare chiarezza. Altrimenti, c’è il rischio che qualcuno possa un giorno accusarci di complicità». E ricorda: «In fondo, meno di due anni fa una delegazione di amministratori brianzoli della Lega era stata a Roma proprio per presentare al ministro Maroni i forti elementi di preoccupazione che avevamo su questo tema. Non è un caso che Bossi faccia riferimento al tema delle costruzioni: abbiamo visto anche noi qui in Brianza terreni e costruzioni che sorgevano come funghi, e dove c’è il business sappiamo che arriva anche la mafia».
ANCHE l’assessore alla Sicurezza della Provincia di Monza e Brianza, Luca Talice, picchia duro: «Quando sono diventato assessore, ho avuto subito sentore che ci fossero pesanti infiltrazioni: negli ultimi 20 anni, la Brianza ha avuto uno sviluppo urbanistico incredibile, è la seconda provincia in Italia dopo Napoli per urbanizzazione. Ed è nel ciclo del cemento che è entrata la ’ndrangheta. Anche per questo ho avuto la caparbietà di volere a tutti i costi una Polizia provinciale che conoscesse e avesse già combattuto questi fenomeni. È ora di finirla con la cementificazione selvaggia! Anche perché spesso i capitali della mafia vengono reimpiegati con la complicità della politica, dei colletti bianchi, di commercialisti e architetti. Occorre invece che la politica faccia da filtro, specie dove c’è la Lega».
Gli industriali: «Le istituzioni ci sono vicine» Centrosinistra ironico: «Al Governo ci sono loro»— MONZA —LE PAROLE di Bossi non potevano lasciare indifferente il mondo economico e produttivo della Brianza. Renato Cerioli, presidente di Confindustria di Monza e Brianza, fa subito notare: «Le dichiarazioni di Bossi non dicono nulla di nuovo, stiamo già prendendo le nostre contromisure per fronteggiare questo problema...». Però. Però il giovane presidente di una realtà che rappresenta 800 imprese capaci di occupare 35.000 addetti e di realizzare un fatturato stimato in 15 miliardi di euro non si ferma qui. E aggiunge: «D’altra parte queste dichiarazioni ci confortano perché significa che le istituzioni non hanno alcuna intenzione di lasciare da solo un territorio come la Brianza. E la piena collaborazione col Governo nella lotta alla ’ndrangheta è positiva».Più ottimista Carlo Edoardo Valli, presidente della Camera di Commercio di Monza e Brianza: «Bossi ha parlato di cose note - sottolinea - ma secondo me il tessuto commerciale e imprenditoriale brianzolo è sano e possiede soprattutto gli anticorpi per reagire». Valli ha anche un consiglio che è insieme un auspicio: «Bisogna tornare all’insegnamento dei nostri padri, che erano sani».
SUL FRONTE POLITICO, nel centrosinistra, Gigi Ponti, capogruppo del Pd in Consiglio provinciale, tira una stilettata: «Se il Governo vuole fare qualcosa, invece delle chiacchiere mandi un po’ di carabinieri e poliziotti in più. Non abbiamo bisogno di lezioni dalla Lega, noi le nostre proposte le abbiamo fatte, sarebbe interessante capire cosa propongono loro».Marco Fraceti (Rifondazione comunista), che lungimirante aveva fondato il primo Osservatorio sulle mafie della Provincia di Monza e Brianza, sorride amaro: «Anche se tardiva, quella di Bossi è una presa di posizione importante, visto che la Lega in Brianza sostiene amministrazioni molto chiacchierate come a Desio, Seregno o Monza...».

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